Demon

Sprkwony Sdkoyanakoskazzaya

Mi piaceva semplicemente il titolo; ma prima di affrontarlo ne ho voluto leggere anche la sinossi. Dopo averlo fatto, beh, i motivi per vederlo erano calati abbastanza; ma ero incuriosito dal concetto di “film impegnato polacco sui matrimoni” in realtà il tutto mi è sembrato più simile alle mie aspettative iniziali che successive; ma andiamo a spiegare perchè.

Piotr si è trasferito da Londra fino in Polonia per sposare Zaneta che è di lì. La ama, ha un buon lavoro nel settore edile (se ho ben capito) vuole fare di tutto per renderla felice. Non gli manca il denaro, è giovane, è un buon partito. I due sono felici, prendono la casa che erano dei nonni di lei per ristrutturarla e andarci poi a vivere (sempre se ho ben capito). Piotr però scopre nel giardino, scavando con una pala industriale, dei resti umani. Ne rimane sconvolto; ma è solo e il giorno successivo deve sposarsi. Fà il possibile per dormirci sù e poi andare alla festa caratterizzata da suoceri un pochino scettici, cognati espansivi e violenti un medico di paese che ribadisce spesso che ha smesso di bere, un nostalgico professore ebreo che parla solo di tempi andati e tutta una galassia di figure minori più o meno caratteristiche. Col proseguire della festa Piotr starà sempre peggio, inizierà ad avere atteggiamenti strani che prima vengono scambiati per Alcool, poi per attacchi epilettici; ma alla fine si conformeranno in qualcosa di peggio, oscuro e che, pare, si ricollega alle sopra citate ossa. Mentre alcuni cercheranno di risolvere questo mistero, però, altri tenteranno solo di salvare le apparenze nel modo più chiuso e quasi ‘mafioso’ possibile.

E’ un film interessante. Pensavo che mi sarei annoiato molto invece no. Tiene sù il ritmo sopratutto col mistero delle ossa, di quello che comportano, di tutto il filone soprannaturale che si và a costruire. Questa è la cosa più particolare perchè questa parte del narrato è in secondo piano mentre la principale ruota attorno agli atteggiamenti dei vari personaggi (che vengono approfonditi un minimo; ma non troppo) e agli usi locali. Al modo col quale affrontano i problemi, probabilmente vengono anche mostrati “tipici esempi di persona Polacca” discorsi tipici e altre cose che io non conosco perchè non ho alcuna cultura del luogo. L’avanzare della vicenda ha un picco quando meno te lo aspetti e poi finisce. Di colpo. Pensi che non abbia spiegato niente; ma in realtà ti viene chiarito più o meno tutto, l’unica parte che si perde è proprio quella soprannaturale che ti lascia il dubbio anche solo se ci sia mai stata realmente o meno.

Itay Tiran nel ruolo di Piotr è un buono attore. Molto fisico, molto capace anche quando c’è un netto sbalzo del suo ruolo, devo ammettere che mi ha colpito con la sua interpretazione.
Agnieszka Zulewska è una Zaneta discreta. Il personaggio aveva i suoi lati pesanti e lei ha fatto il possibile per renderli vivi e percettibili a chi vede.
Andrzej Grabowski è il padre di Zaneta. A suo modo è protagonista della vicenda. Lui ha molte scene di oratoria di primo piano, è un pò il mattatore della serata. Devo dire che non è male.
Tomasz Schuchardt e Jasny, il fratello di Zaneta, un personaggio muscolare e sensato, dalla buona presenza, se non altro è molto caratteristico.

Non ci sono effetti speciali in questo film, è molto semplice nelle immagini. Ha scenografie che riescono ad essere inquietanti nonostante mostrino un luogo di festa, a onore di chi le ha create.

Musicalmente è composto in buona parte da canzoni popolari cantate in scena da personaggi o suonate dalla banda presente allo stesso. Oltre al fatto che li ho trovato spesso gradevoli come suono (cacchio ho scoperto che mi piace il polacco?!?) è sempre bello quando la musica fà parte del film e non è una aggiunta.

Per i più risulterà un mattone noioso e inconcludente. La parte più importante non viene curata e il finale non è neanche dei migliori. Detto questo…è fatto e recitato decisamente bene

Red State

Strano ve?

Questo è l’unico film di Kevin Smith che non avevo mai visto. Non riuscivo a trovarlo da nessuna parte e, effettivamente, un pò avevo rosicato. Appena l’ho visto, però, mi ci sono tirato sopra come un wrestler professionista. Smith è famoso per i comici, per le critiche sociali e generazionali e per un suo universo composito che contiene tutte le sue storie, tipo il Marvel universe; ma che lui s’è fatto da se una vita prima. Non sono però tutti film da ridere, alcuni sono romantici, altri hanno una netta impronta fantasy, altri horror…questo è di difficile definizione. E’ una specie di thriller dell’orrore?

Tutto ruota attorno alla comunità religiosa del reverendo Cooper. Questo signore è un estremista cattolico che vede tutti i peccatori come malvagi e ne promuove la violenza contro. Ha creato una piccola comunità di fanatici non dissimile da una setta e danno problemi medio piccoli nella zona perchè fondamentalmente sono persone cattive e fuori di testa; ma non risulta abbiano mai fatto niente di troppo eccessivo. Contemporaneamente, nella città vicina, tre adolescenti parlano della cosa che gli interessa più di tutti. Sesso, ovviamente. No, non la droga, le tette. Finalmente qualcuno che capisce le priorità della vita. Trovano un sito di annunci e scoprono che c’è una signora infoiata non lontano che li vuole quindi si organizzano una notte per andarla a trovare e perdere così la verginità nel modo più orribile che uno possa immaginare. In un’orgia a quattro con due tuoi amici e una signora che può essere vostra madre. In un camper. Tristezza a parte non và tutto esattamente come volevano, è palese, e i ragazzi si ritroveranno in un guaio strano che coinvolge, in effetti la comunità di Cooper. Quando la situazione peggiorerà ulteriormente per vari casi del destino la polizia verrà richiamata sul luogo per intervenire e anche loro, a loro volta, si troveranno di fronte a una difficile decisione fra etica e mestiere mentre la situazione diverrà una specie di guerra. Nel proseguire della storia incontreremo varie gradazioni di fanatismo, eroismo, dovere fino ad un finale così inaspettato che io ho letteralmente adorato.

Probabilmente sono un pò un fan; ma questo film mi è piaciuto molto. La situazione è paradossale, terribilmente cruda ed esageratamente realistica in ogni momento. Le cose che succedono sono mestamente possibili e la cosa ti stupisce in un film. Altro punto interessante è il gruppo di fanatici Cattolico. Siamo abituato a vedere i fanatici legati ad altri credi, come L’Islam, e questo nuovo punto di vista delirante in realtà aiuterebbe un pò a capire anche cosa cambia da un musulmano qualsiasi a una persona dell’isis. Il cast è grandioso e si impegna alla grande, le situazioni eccellenti. Il finale, poi, gioca letteralmente con la testa dello spettatore. Sei talmente nel film che ti colpisce e lo fà bene, benissimo anzi, mi ha letteralmente travolto e ne sono rimasto estasiato. Forse solo il finale ha, per me, alzato di un anticchia il giudizio complessivo sul film.

Michael Angarano è un pò il protagonista, almeno nella prima parte. L’ho trovato molto genuino e ben calato.
Jhon goodman è il capo delle forze speciali. Non ha bisogno di reali presentazioni; ma non è mai un male ripetere quanto carisma abbia e quanto una sua sola frase pesi in un dialogo
Michael Parks nei panni del reverendo Cooper è veramente bravo! un fanatico coi controfiocchi, sembra sia davvero esaltato e ha una presenza mai ignorabile!

Il film non eccede negli effetti speciali. Anzi alcune scene sembrano palesemente più scene da soft air che da sparatoria; ma ad ogni modo non è che risulti una pagliacciata. Certe scene risultano particolarmente forti nella loro semplicità, forse più per il pathos della scena che altro.

Musicalmente il film non è la fine del mondo; ma la colonna sonora non è fastidiosa. E’ più o meno adeguata a quello che si vede.

A me è piaciuto tanto, sarà che lo cercavo da un pò; ma l’ho trovato molto intelligente e molto ben girato.

Ideon

Red ones go faster

Questo è uno di quegli anime leggendari di quarto livello di cui ho sentito parlare milioni di volte. Una roba anni 70  (in realtà andato in onda nel 1980) creata da Tomino (lo stesso autore del più celebre “Gundam”). E’ famoso per la crudeltà che viene applicata al suo cast, insomma muore un casino di gente. E’ una cosa tipica del regista; ma dicono abbia dato il meglio di se in questo prodotto che sia strappalacrime in un modo veramente brutale. Però dicono anche che sia un’opera molto lunga e bella oltre che presentate il robot più potente della storia. Questi sono i motivi del perchè per 10 anni ho rimandato e al contempo bramato la visione di Ideon che ho completato da poco e che ora, finalmente, posso illustrare a voi cari piccoli amici!

L’umanità è avanzata tecnologicamente in un modo spaventoso, al punto che ormai ha colonizzato le stelle e appreso i viaggi a iperluce tramite una zona che si chiama “subspazio”che permette appunto di accorciare mostruosamente la durata di viaggi che altrimenti richiederebbero millenni di tempo. Molti pianeti sono colonizzati e in uno di questi il padre di Cosmo gestisce una zona di scavi archeologici dove, assieme alla dottoressa Cheryl ha reperito dei reperti della sesta civiltà dell’universo, tre mastodontici veicoli ancora perfettamente sani e dai misteriosi motivi d’esistenza. Che li alieni volessero stare larghi sui loro camper? E’ una domanda che ancora si pongono quando arrivano le forze della guardia locale, guidate da Bes, a dire che se ci sono enormi veicoli l’esercito vuole sapere cosa sono e requisirli e non ci crede un granchè alla storia del reperti. Nel frattempo una nave degli alieni del Clan Buff con a capo la principessa Karala è lì per recuperare i reperti archeologici che loro indicano risalire al leggendario Ide, una specie di eroe mitologico della loro stirpe che, si dice, possieda un’energia infinita. Per un piccolo incidente di dialogo i due finiscono con lo spararsi tantissimo e il Buff Clan stermina buona parte della colonia terrestre. Questi si rifugiano sulle tre grandi macchine che si smettono in moto e si uniscono anche in un titanico robot praticamente indistruttibile che respinge facilmente l’attacco alieno sebbene pilotato dal poco più che ragazzino Cosmo e altre persone che si trovavano solo lì sul momento. La battaglia, tra l’altro, mette alla luce un nuovo reperto. Una gigantesca astronave dal nome di “Solo” che sembra condividere la misteriosa energia che rende il robot, l’Ideon, estremamente potente anche e sopratutto per un campo di forza che ripara entrambi dai danni. I terrestri quindi si muovono a fuggire dalla colonia mentre il Buff Clan li bombarda con la sua potentissima macchina bellica e, in tutto questo caos, la principessa Karala si infiltra come spia sulla Solo. Da qui in poi inizia una lunghissima avventura stellare con i protagonisti che sfuggono alle sempre più brutali aggressioni del Buff Clan e della sua avanzatissima macchina da guerra; ma riescono a salvarsi per imprevista impennate di energia di Ide, che alimenta i loro mezzi archeologici e il cui funzionamento è loro ancora oscuro. Certo è che più passa il tempo più divengono forti, capaci di usare i loro mezzi, ne trovano nuove armi..e al contempo divengono disperati, meno in numero nel subire lutti uno dopo l’altro e solo raramente rinverditi da qualche eccezionale aggiunge all’equipaggio fornita da alieni che cambiano bandiera perlopiù. Le due razze si daranno guerra tra le stelle fino al capire che il vero protagonista di tutto non sono loro; ma l’Idea stesso che ha un piano abbastanza esplicito sia per loro che per tutto quanto l’universo e che dovranno affrontare, volenti o nolenti, tentando di gestire questo potere sempre più mostruoso. Ci riusciranno?

Mi sono dilungato molto sull’intro per poi riassumere in breve quasi trentacinque puntate in modo che non ci fossero spoilers, sì; ma anche perchè dalla partenza in poi la storia è un semplice ciclo di: “Arriviamo, i cattivi ci inseguono, finiamo nella merda, Ideon diventa ancora più forte e sconfigge tutti, quindi scappiamo via”. Certo, la storia intanto evolve un pò; ma c’è una certa sensazione di “filler” vedendo molte puntate. Perchè c’è? Perchè è un anime molto vecchio e una volta le storie andavano avanti a “mostro della settimana” e iniziavano e finivano nello stesso stato. Qui Ideon è già rivoluzionario perchè almeno da una puntata all’altra la trama è un minimo proseguita anche se poi il canovaccio rimarrà quasi sempre lo stesso (ma è un “quasi” da non sottovalutare). I personaggi sono curati e approfonditi quanto basta, non saranno i più dettagliati della storia; ma rispetto a quello nel quale ci si trovava (e ancora trova) sono comunque molto realistici. La moda estetica è orribilmente anni 70; ma essendo l’opera di quel tempo è normale. In generale molti stereotipi sono chiari; ma comunque si può riuscire ad affezionarsi a qualcuno che, irrimediabilmente, morirà, ci sono solo un paio di personaggi che dai per morti e poi alla fine invece si sono salvati, per gli altri non c’è pietà. Alcuni invece muoiono così presto che non ti ricordi come cavolo si chiamassero. E’ vero, molte morti; ma questo fà parte della filosofia di fondo dell’anime il quale, in chiave fantascientifica, porta avanti il semplice discorso che siamo tutti esseri umani e farsi la guerra è una stupidata inenarrabile. Che la guerra non ha niente di fico, anzi è una cosa orribile e non se ne esce indenni, la gente muore, perdi i tuoi cari e non è nemmeno qualcosa che colpisce solo i soldati; ma si rifà indifferentemente anche su donne e bambini, sui civili, su chi non c’entra niente. Viene rimarcato di continuo quanto la guerra sia orribile e cambi le persone, spesso in peggio, facendoli solo soffrire. E’ un messaggio eccellente che spesso non traspare in serie di questo tipo dove, al contrario, le macchine belliche vengono idolatrate e i danni sono inferti sempre alla solita cisterna di petrolio al porto di Tokio. Il robot è grande, rosso, non brutto, non bellissimo. La sua potenza smodata, il suo stile di combattimento abbastanza semplice che non galvanizza poi troppissimo essendo una specie di Real-robot con poteri da super. Una roba strana. L’evoluzione filosofica e il chiaro messaggio pacifista e anti-nucleare (le superarmi ci distruggeranno tutti) sono netti e perdurano fino ad un finale, all’episodio trentanove, anche troppo metafisico e che lascia un pò di dubbi su cosa si successo alla fine. In soccorso ai fan giunge l’episodio trentanove e mezzo che è un film di un ora e un quarto che estende queste ultima scene con contenuti aggiuntivi, battaglie nuove, nuove armi, una grafica molto migliorata e spiegoni. Una pioggia di spiegoni che fuga ogni dubbio sulla trama dell’anime in se e che, devo dire, secondo me ci voleva proprio. Il finale rimane un pò duro da digerire; ma non è quello che colpisce. Quella invece è la banalità di Ideon. La verità è che questo prodotto porta in tavola concetti che abbiamo già visto negli anni in tutta le salse e che, con grande probabilità, tutti hanno copiato da Ideon stesso che però era troppo vecchio e magari non conoscevamo. Potrei citare almeno dodici anime che sembrano scopiazzarlo (due dei quali sono i miei preferiti perchè si parla di Tangen Toppa Gurren Lagann e Neon Genesis Evangelion) e sono solo due le opere dalle quali invece trae esplicitamente ispirazione, perchè precedenti (Getter Robot e Gundam). Qui, però, casca l’asino, perchè Getter Robot, per me, è molto più bello di Ideon; ma in effetti è molto più commerciale e meno diretto nell’esprimere un messaggio simile in alcune delle sue parti mentre Gundam, sì, più o meno dice lo stesso per l’ottanta per cento dei suoi contenuti (salvo la fine insomma). Il non-stupore mi ha accompagnato tutto il tempo, le morti mi sono diventate telefonate,scontate e poco toccanti, le evoluzioni scontate e già viste, ogni momento era già incamerato in me e mi ha solo fatto pensare a quanti buoni remake di questa opera sono stati fatti negli anni; ma è innegabile che se sono stati fatti è perchè inizialmente ad ispirare tutti, c’era Ideon. Quindi grazie e addio robottone bianco e rosso che muggisce, ti ricorderemo volentieri; ma non ti rivedremo più che ci hai un pò annoiati. Lo ammetto, sopratutto le prime venti puntate ho sudato molto per seguirle, poi la storia ha preso un pò di pepe e ha iniziato a salire e la seconda metà scorre molto più liscia.

Tecnicamente, se si pensa all’età che questa serie ha, c’è da fare dei gran complimenti. Il disegno è buono, i personaggi avranno uno stile antiquato; ma sono disegnati molto bene. Gli alieni sono riconoscibili per la loro moda apposita e diversa e c’è tutto uno stile particolare per loro che spazia dai capelli fino alle astronavi, un lavorone. I combattimenti sono poco emozionati; ma funzionali e non ci sono mai momenti nei quali non capisci cosa succede. La regia è ottima. Nel film finale la grafica, come detto, migliora tanto e ne guadagna un pò anche tutta la parte bellica del narrato.

La sigla di apertura e di chiusura sono soporifere. Una cosa nostalgica e blanda che non mi è piaciuta per niente. In generale le musichette sono poco ispirate e solo nel film finale, invece, diventano d’atmosfera e anche con cori trascendentali che hanno del bello in se.

Alla fine questo anime è una preziosa e antica opera d’arte. Una reperto come il suo protagonista, innegabilmente bello; ma devi capirne l’arte per apprezzarlo al posto di qualcosa di più moderno.

Attack on Titan: seconda stagione

Le botte

Tre anni sono passati dalla prima e il perchè,  per me,  è un mistero. Un successo talmente ampi oche ne han fatto quasi subito un film live action (che non ho visto), un fenomeno di moda che al Comics la gente era vestita in cosply solo da questa serie una  cosa titanica (appunto) e poi tre anni? forse hanno aspettato che il manga proseguisse, non lo sò. Sò perchè che le 12 puntate della seconda stagione (sì, solo 12) me le sono sparate più o meno tutte insieme e sono qui per darvi una piccola idea in merito. Tenete di conto che, essendo un seguito, ci sarà un pò meno da dire del solito e che ci potrebbe essere qualche spoiler sulla prima stagione.

Dalla sconfitta del titano femmina il mondo è cambiato e i suoi misteri, invece che diminuire, sono aumentati. Intanto la pietra nel quale si è ibernata sembra essere dello stesso materiale della mura cittadine le quali, tra l’altro, si è scoperto che sono un poco cave e contenenti giganti a loro volta. La pressioni sulla chiesa della cinta muraria, però, non danno esiti positivi, i monaci, esaltati come sono, sembrano riottosi a dire la verità in merito. Contemporaneamente anche la seconda cinta muraria cade. Non si sà in che punto; ma la zona viene invasa dai giganti e tutti devono ritirarsi oltre il Wall Maria dove, però, non c’è spazio o cibo per tutti, la situazione si complicherà di brutto. Non c’è tempo però per soffermarci sui civili quando le squadre (adesso tutti gli ordini sono impegnati vista la scarsità di truppe) devono contrastare questa nuova invasione. Lo fanno, con scoperte strane in merito e nuovi comportamenti anomali nei giganti e anche col manifestarsi di un nuovo gigante senziente, quello che viene chiamato Gigante-bestia e che pare una specie di scienziato mostruoso. Personaggi che erano un pò in secondo piano verranno approfonditi di più, si alzerà un velo di mistero sopratutto attorno alle figure di Ymir e Christa con anche alcune rivelazioni scioccanti. Nel frattempo avremo ancora di più da scoprire e da combattere quanto il titano corazzato e il titano colossale non solo attaccheranno di nuovo; ma manifesteranno le loro vere identità! Le ultime puntate saranno una continua e sempre più spettacolare battaglia con la trama che si delinea un pò di più; ma lascia ancora molti misteri da risolvere e i nostri protagonisti che scoprono un’incredibile forza tra le loro fila.

Forse meglio della prima stagione. E’ più corto e manca del fattore innovativo; ma per il resto è veramente bello, crudo, ricco di tensione e, finalmente, dà qualche piccola risposta. Non ho visto buchi di trama, il che è importante e sono stati approfonditi personaggi che prima erano di sfondo. Molto bello lo sviluppo di Annes, la guardia ubriacona delle mura che cresce sia di morale che di profondità. Interessanti (issimi) diversi Flashback e veramente bellissime le battaglie, un colpo di scena continuo che ti esalta e ti spaventa. emozioni su emozioni e davvero non riesci a immaginare cosa accadrà. Ogni puntata finisce con un cliffhanger che ti fà desiderare di vederne ancora; ma il dramma è che perfino la serie finisce in questo modo e tu vuoi saperne di più! E’
bello, tanto.

Come qualità l’anime è migliorato. Il disegno mi è parso più colorato e un pò tutto mi è sembrato “più bello” sia nel senso di “Attraente” che nle senso di “Ben curato”. Gli sfondi sono mozzafiato, i giganti spaventosi; ma forse un pò meno grotteschi di prima, sono divenuti una realtà consolidata (un pò come in TWD). Talvolta, però, si nota un pò lo stacco tra lo sfondo fatto in 3D e i disegni in 2D e la cosa stride un pò, sopratutto nell’ultima puntata quando, probabilmente, i soldi erano meno (e il casino da rappresentare di più) peccato; ma non è inguardabile.

Musicalmente parlando siamo di fronte a un lavoro curato. La sigla di apertura è buona (io preferisco quella della prima stagione; ma anche questa è passabile) la ending ha un tono nostalgico e un pò inquietante ed entrambe hanno un montaggio notevole. La grafica della op è ipercinetica ed entusiasmante. La ending è rappresentata come una favola triste (e penso sia pure spoilerosissima). La musica intra-episodio passa dal malinconico, al lirico all’epico e sono una meglio dell’altra, da spellarsi le mani.

Senza aver visto la prima stagione questa seconda è praticamente incomprensibile quindi vi dico….guardatevele tutte e due!!!

Gli insospettabili sospetti

Semplicina

Il titolo originale è “Going in Style”, letteralmente “Andarsene con stile”. Parla di vecchi che rapinano una banca, è esplicito, suona bene. Noi abbiamo questo gioco di parole triste e senza un vero perchè. Grazie traduttori italiani. Ad ogni modo il cast è buono, il trailer era divertente, l’idea non la più originale di sempre; ma a suo modo incuriosiva.

Tre vecchi amici conosciutisi sul lavoro hanno una vita…beh. Normale. C’è chi ha nipotini, un paio di loro convivono, alcuni hanno ancora velleità sentimentali, tutti frequentano un circolino della terza età. Il problema più grande è che sono decisamente poveri perchè ormai non hanno più niente e, oltretutto, la loro ditta, che gli paga un fondo pensionistico, taglia tutto trasferendosi all’estero. Finiscono così zampe all’aria con la banca che gli dà lo sfratto e senza un becco di un quattrino. uno di questi, però, viene coinvolto in una rapina e, più che terrificante, la trova affascinante visto anche che il capo dei banditi con il quale si relaziona è un signore molto educato e per bene (cosa insolita; ma è un film). Il cattivo qui è la banca che si mangia le tue vite, non i criminali, loro sono dei giustizieri. Infatti il trio passa varie fasi di tumulto prima di cedere alla furia e decidere di rapinare alla banca i soldi delle loro pensioni svanite. Si fanno pure un calcolo di quanto prendere esattamente. Cercano una base, si allenano, fanno figuracce incredibili e, alla fine, mettono in atto il loro piano. Riusciranno a portarlo a compimento tre vecchietti sgangherati allenatisi rubando nei supermercati e addestrati solo da uno strano allevatore canino? E anche se ci riuscissero, riusciranno ad eludere le indagini della polizia che, giustamente, fà il suo lavoro cercando di acchiappare i criminali? Beh, forse sono domande un pò retoriche.

La trama è all’acqua di rose. E’ semplice e anche se mostra piani articolati su come vanno effettivamente avanti le cose prende il tutto con troppa semplicità. Questo perchè non si parla di un film d’azione; ma di quello che dovrebbe essere un comico. In realtà è una sorta di ibrido fra le due cose. La cosa più stucchevole è il punto di vista sbagliato. Sì, i protagonisti hanno le loro ragioni e sono sul lastrico; ma non sono propriamente buoni e non sono solo vittime. Viene creato il dualismo “pochi eroi” contro “Le multinazionali cattive”. Tanto la loro ditta infamona quanto la banca non sono persone; ma solo mostri che gli mangiano la vita fregandosene (La banca ha anche una sorta di Avatar stupido e cattivissimo). Le guardie, la polizia, tutta la gente onesta che fà il suo lavoro…divengono antagonisti e quindi cattivi e stupidi a loro volta. Questa forse è la cosa che mi sdubbia di più (sarà che è anche il mio, di lavoro) perchè i protagonisti comunque commettono un crimine per quanto giustificato con mille e più scene strappalacrime. Praticamente un furto per disperazione e quindi più giustificabile; ma insomma. A parte il mio bofonchiare legale il narrato scorre bene; ma non si ride a crepapelle eh, magari qualche ghigno. I personaggi sono ben strutturati e sopratutto ben recitati (almeno parlando dei protagonisti) il resto è tutto sopportabile e abbastanza semplice, forse troppo (il modo in cui avviene il colpo e tutto quello che ne segue mi sono parsi decisamente semplicistici).

Morgan Freeman è il solito mattatore. Da un pezzo ricopre il ruolo di vecchini morenti e gli vengono bene come qualsiasi altra cosa abbia fatto prima. E’ forse quello che suscita più empatia e pena (anche perchè quello con più bambini di contorno).
Michael Caine è un mostro sacro e si vede, è un pò il protagonista centrale della vicenda. E’ sempre un piacere vederlo al cinema, ha carisma da vendere e regge un pò tutto sulle sue spalle
Alan Arkin è l’ultimo dei tre vecchietti e forse il meno incisivo. E’ anche il personaggio più comico dei tre in effetti.
Christopher Lloyd è un personaggio di sfondo, rincoglionito e adibito anche lui ha scarni quadretti comici; ma ogni volta che lo vedo devo citarlo.

Non ci sono effettoni in questo film, alla fine non gli servono assolutamente a niente. Ci sono tre vecchietti che fanno una rapina, vuole solo far ridere, non vertere sulla spettacolarità.

La colonna sonora è semplice, non invadente e di buon gusto. Fà da buon tappeto alla maggiorparte delle scene e si lascia ascoltare.

E’ un filmetto tranquillo, di quelli per tutta la famiglia, che fà sorridere e rilassare senza grandi pretese in generale.

Wonder Woman

Non volevo vederlo, non me ne fregava praticamente niente perchè, lo ammetto, l’universo DC mi piace poco. La cosa che salvo principalmente è Batman, il resto mi sà di antiquato e poco fico. Sono un Marvel-fan. Oltretutto i precedenti film del DC-universe sono stati poco interessanti in generale e io sono facile a mettere crocioni sulle cose. Il pregio di Wonder Woman è che, in quella boiata di “Batman Vs Superman” era il personaggio meno curato e che comunque risaltava di più. Il suo tema musicale stà pure nella mia playlist da una vita. Quando ho visto il Trailer e ho scoperto che erano le sue origini e ambientate durante la guerra mondiale…ero tentato. Sono nato negli anni ottanta. I cattivi dei giochi erano sempre i tedeschi, i cattivi dei film erano i tedeschi. Provo un senso di soddisfazione e naturale evolvere delle cose nel vedere picchiare i tedeschi ormai. Sì, certo, che ho finito Wolf3D.

Diana è una bambina speciale che vive su una specie di isola magica. Tutto si rifà al mito della creazione, al buon padre degli dei Zeus che crea la vita e la dà agli uomini rendendoli buoni e perfetti, amati dalla cerchia divina come figli; ma poi Ares instilla negli uomini il desiderio di dominio, l’invidia, la rabbia e scatena la guerra. A quel punto il mondo è nel caos e nella lotta intestina e il buon padre pensa bene di creare le amazzoni. Queste donne bellissime hanno l’unico scopo di andare in terra e portare l’amore giacendo con un pò tutti per calmarli e sopire i loro desideri bellici. Per un pò funziona; ma poi queste si rompono le scatole e si ribellano al loro destino di prostitute gratuite a vita. Ne scaturisce una rivoluzione e gli dei si schierano con le Amazzoni (…che avevano messo loro in quella posizione che, tra parentesi, era la pecorina) tranne Ares che ammazza tutti i suoi fratelli e alla fine viene sconfitto solo da Zeus a suon di folgori; ma non ucciso. Da allora il dio padre dà alle amazzoni il nuovo scopo di sorvegliare il mondo dal ritorno del dio della guerra e dona loro una nuova casa. Un’isola splendida lontana da tutto e da tutti, introvabile, dove vivere in pace e addestrarsi per il conflitto con il nemico. In più dona loro vari oggetti arcani uno dei quali è un’arma concepita per uccidere Marte che, in quanto divinità, è altrimenti intoccabile da qualsiasi oggetto dei mortali. Questo è il passato remoto però. Diana ora è l’unica bambina dell’isola delle amazzoni, creature splendide e immortali che raramente vedono un uomo e quindi hanno molte poche figlie da crescere. La bambina viene svezzata da queste donne eccezionali, forti, belle, dalle capacità combattive sovrumani, dalla morale ferrea e dalla sacra missione. Cresce coccolata e protetta finchè, per caso un pilota inglese non si schianta sull’isola e viene seguito dai tedeschi cattivi che arrivano smitragliando tutti e causando non poco scazzo nel popolo delle amazzoni. In particolare in Diana che scopre il mondo essere già preda della guerra che loro aspettavano cominciare e che quindi Ares è tornato e deve essere sconfitto. Si allea al giovane uomo appena conosciuto e gli si attacca per farsi portare dal dio della guerra. La sua ingenuità e convinzione sono così totali che gestirla è estremamente complicato e il giovane cede portandola nel mondo civilizzato dapprima e poi, scoperto che lei non è solo una pazza chiacchierona; ma una che respinge i proiettili con le mani, al fronte. Qui Diana scoprirà per la prima volta gli orrori della guerra di prima persona e scatenerà la sua potenza contro il nemico ancora e ancora, sicura che, se troverà il dio che deve uccidere, il mondo tornerà in pace. Non sarà facile, nè fisicamente, nè mentalmente e la pagherà molto cara.

Devo ammetterlo, c’è un netto cambio di tendenza con questo film rispetto ai precedenti. Non solo è spettacolare e non solo l’azione è molto più che esaltate (così come gli effetti speciali); ma,nonostante le due ore passate di proiezione, si segue bene, è piacevole, la trama è discreta e i personaggi passabili. Diciamo che alcuni buchi logici ci sono, come tutta la storia degli dei; ma anche nel narrato è un mito e quindi potrebbe contenere inesattezze. Tra i personaggi c’è una banda di simpatiche canaglie che rimane molto in secondo piano anche se sono “i superamici” della protagonista. Sono oscurati quasi completamente da lei e dal suo copragonista-amante che sono gli unici due davvero approfonditi. E’ un film con molte ombre, sì; ma non è solo un soffertone. C’è un pò di umorismo al suo interno senza che sia troppo e becero come in molti film Marvel. La scena più pesante da sopportare è la stessa che si vede nel trailer. Alcuni momenti sono di una estetica incredibile e affascinante, davvero un plauso alla regia, certo, una che gira con una spada sulla schiena ad un gala senza che le dicano niente non pare molto sensata; ma l’impetto visivo è fantastico (merito anche della splendida interprete). Non posso dire se il personaggio è simile al suo omonimo cartaceo perchè non ho mai letto niente di Wonder Woman, posso dire che è bella così come è però. Che non è solo determinata e terribile; ma anche combattuta e stupita. Una persona cresciuta in un luogo isolato che scopre il mondo per la prima volta e che, spesso, sembra una bambina che fissa dei giganti nonostante, in teoria, lei sia più maestosa di chiunque. Gli antagonisti poi sono decenti. Meglio di molti altri, numerosi; ma interessanti. Ne conto ben tre, forse non troppo approfonditi (tranne il principale); ma comunque buoni e meno di carta velina di altri.

Gal Gadot ci ha messo su schermo una Diana eccellente. Non è solo una bellissima donna; ma un’attrice che se l’è cavata bene nell’interpretare un ruolo decisamente sfaccettato curandone ogni aspetto.
Chris Pine nel ruolo di Steve è una buona spalla. Diciamo pure che lui ricopre il ruolo della “damigella” visto che la protagonista è femminile. Ma è spigliato e capace, riesce anche a darti un pizzico di emotività in un paio di momenti.
Non posso dirvi chi è Ares, vedetevelo da voi; ma l’ho trovato decisamente bravo nel suo ruolo.

La chicca sono gli effetti speciali. Vuoi che sia perchè hanno stili greci; ma le scene con le amazzoni gridano “300” di continuo e per me non è un male. Io adoro quel film. sono epiche, esagerate, potentissime. L’uso del rallentatore sovente non mi pesa per un cavolo e anzi mi aiuta a seguire meglio il tutto. Stessa cosa dicasi quando Diana poi combatte da sola i suoi nemici, è un tripudio di potenza, di spettacolarità, di cose che crollano e persone che volano mentre fischiano proiettili da tutte le parti. La guerra, rappresentata bene, passa in secondo piano sullo sfondo anche e sopratutto quando poi ti trovi la guerra, in primo piano e in persona. Diciamo che da quando Ares si palesa in poi il film è ad un climax emotivo, sì; ma anche visivo. Bellissimo!

La colonna sonora non sarà da strapparsi i capelli; ma è decente e non smetterò facilmente di adorare il tema principale (che mi pare sia riproposto in 2-3 diverse salse) che è efficace, coinvolgente e fomenta terribilmente.

Mi tocca ammetterlo, mi tocca piegarmi e tornare indietro. Wonder Woman ha fatto qualcosa che solo un supereroe poteva fare, riuscire a fare imbroccare un film al DC universe, e di brutto.

The girl with all the gifts

Non troppo ispirata

 

Questo horror che ispirava poco dalla locandina è stato visionato causa un’amica che ivnece ha letto il libro dal quale la storia è ispirata. Questa roba è passata in sordina per il momento anche se non sò di una versione in italiano. Non si capisce bene di cosa parli; ma dovrebbero esserci dei bambini coi superpoteri..di per se è un pò fumoso.

Una base militare detiene, con molta angoscia, una serie di bambini in situazioni disumane. Vengono maltrattati in molti modi e passano la maggiorparte del loro tempo completamente legati e sotto la minaccia delle armi. Una di questi, Melanie, è particolarmente intelligente e dolce. I bambini vengono educati forzatamente e a scuola sono seguiti da una maestra che prova pena per il loro status. Questo le causa attriti con i militari e con la ricercatrice a capo di tutta la struttura che pare utilizzare i piccoli come cavie. Si scoprirà ben presto che questi ‘bambini’ non sono esattamente normali e che c’è una ragione per la quale tutti li temono, la stessa ragione del perchè vengono fatti esperimenti su di loro e non sono nemmeno considerati veri e propri esseri umani. Questa loro orribile condizione è anche la causa del collasso della loro situazione attuale e di un viaggio che un raffazzonato gruppo casuale composto da tre militari, la scienziata, la maestra e Melanie intraprendono senza nemmeno una meta troppo precisa. In questo viaggio scopriranno molte cose e ne illustreranno altre anche a chi segue la vicenda, su come si è giunti a questa situazione che porta l’umanità sul baratro dell’estinzione. Un paio di dettagli in particolare, un pò agghiaccianti, sono terribilmente importanti. Per gli animali domestici la situazione sarà ancora più terribile. Questo non è rilevante ai fini della trama; ma dovevo proprio dirlo! Il finale porterà ad una escalation di situazioni e a qualcosa di decisamente diverso dal solito che potrà essere filosoficamente giusto; ma che in generale non è così spettacolare e piacevole.

Film diverso, che fà leva principalmente su compassione, umanità anche su istinti materni che non tutti hanno. Quindi forse con effetti migliori su un pubblico femminile che su quello maschile. Non è uno zombie movie, anche se potrebbe sembrarlo, non coi canoni classici. L’idea è anche carina, non completamente originale (una cosa simile a quella del film esiste anche in natura); ma comunque affascinante. Le scene di tensione sono buone anche se un paio sono fuori sincrono in un modo che pare voler essere più spettacolare che logico. Per intendersi: ad un certo punto c’è da fare silenzio; ma quando si fà rumore invece di succedere un casino i guai arrivano stupidamente cadenzati uno ad uno, mettendosi ordinatamente in fila per essere risolti. La recitazione è buona e il personaggio più interessante, per me, rimane il “main villain”. La protagonista invece è assurdamente dolce opponendosi a una doppia faccia assurdamente feroce e senza un vero senso quando si confronterà con gente come lei; ma che no ha vissuto tutta la vita legata in uno scantinato. Insomma la storia più che sulla spettacolarità si appella molto alle debolezze dell’animo umano che sorgono fuori in una situazione estrema e alla filosofia della situazione. Il risultato è un finale mediocre che difficilmente accontenta i non nichilisti.

Glenn Close è l’antagonista principale. Mi è piaciuta molto, basta uno sguardo per capire chi è, per trasferire anche una sua malata dualità. La sua freddezza continua non scade mai fino alla fine. In questo film dà i pezzi a tutti quanti, ovviamente.
Sennia Nanua, la bimba protagonista, è ..una bimba. Paradossalmente il suo ruolo non mi è sembrato così difficile e non ha sorpreso con guizzi incredibili.

A livello di effetti speciali c’è almeno una scena spettacolare, poco più di un singolo fuoco d’artificio; ma era bella (e agghiacciante ai termini di trama) la violenza è molto semplice e poco curata; ma non risulta falsa. I mostri non mi sono piaciuti invece. Passi la banalità; ma li ho trovati poco curati rispetto a tanti altri, alcuni sono proprio truccati poco. Le scenografie, di contro, con un ritorno alla natura, non sono affatto male.

No, la musichella non i ha toccato per niente.

Alla fine è un film mediocre. Non è un horror che faccia paura; ma la trama può essere interessante. Purtroppo, per me, il finale influisce tanto e questo non l’ho proprio digerito.

Colossal

en spanol

La locandina ha un mostro gigante. Poi c’è Hanne Hataway. A me interessava più il mostro di lei, son gusti, non me ne vogliate. questo film è di generi variegati, lo dipingo come un Fantasy; ma potrebbe essere definito anche comico. E’ difficile da inquadrare, abbastanza delirante e se avrete la pazienza di leggere tutto cercherò di spiegarvi perchè senza fare grandi spoiler; ma poi ve lo guardate? Daaai!

Gloria è un disastro di donna. E’ sempre ubriaca da qualche parte, una alcoolizzata. Lo è a tal punto che il suo ragazzo, Tim, la lascia costringendola quindi a tornare nel suo paese natale per rifarsi una vita e magari smettere di bere. L’inizio non è dei migliori perchè conosce Oscar, suo amico d’infanzia che gestisce un bar. Quindi ce la porta, quindi bevono e fanno una rimpatriata. Da bambini si conoscevano; ma poi non si sono più visti per una vita. La ragazza cerca di rimettere in piedi la sua vita, fare nuove amicizie, trovare lavoro (seppur come cameriera da Oscar) e sistemarsi la casa. Contemporaneamente, a Seoul (in Korea) un gigantesco mostro Godzillesco compare in città facendo grandi danni per poi svanire nel nulla. Nonostante la storia sia assurda…Gloria vive dall’altra parte del pianeta quindi se ne preoccupa relativamente continuando la sua vita anche se questi attacchi si fanno sempre più frequenti e, quasi per caso, lei e Oscar scoprono che il mostro…è lei. Non se lo spiegano; ma se stà in una precisa area in un preciso orario la creatura compare e si muove esattamente come lei. I ragazzi si mettono un pò a cercare di capire il fenomeno scoprendo anche che…non c’è solo il Gloria-mostro nell’equazione; ma contemporaneamente continuano le loro vite e i loro problemi, sopratutto col bere. La situazione ‘strana’ andrà lentamente sotto controllo mentre quella nella vita vera degenererà sempre più caoticamente finendo per danneggiare di nuovo anche quella che, potenzialmente, causa centinaia di vittime.

E’ un film che ti lascia stranito. Ha un’inizio molto lento, i primi venti minuti creano l’ambiente e sono molto banali, probabilmente perchè il film, in un certo senso, lo sarebbe. La trama portante è una specie di metafora sulla lotta alcoolismo, ci sono vari messaggi all’interno; ma quello è abbastanza evidente. Poteva essere uno straziante film depresso sul tema e invece…mostri giganti. L’introduzione di questa idea così folle e sopra le righe alleggerisce il narrato compromettendone di poco il messaggio. La violenza domestica o sui figli, l’impossibilità di uscire dal tunnel, gli scatti d’ira, la dipendenza, la paura di aprirsi…tutto viene metaforizzato dalla storia di creature giganti che appaiono magicamente. La spiegazione al lato più “fantastico” della trama tarderà ad arrivare e sarà un pò incompleta; ma sarà il minimo che serve per fruire della narrazione. La cosa che mi ha colpito, anche se forse è voluta (c’è un’idea interessante in merito alla guerra nei paesi esteri) è come la trama contenga una grandissima quantità di morti che non sembra vengono prese con la dovuta emotività. Solo il personaggio di Gloria ne và a soffrire e, nonostante questo, in realtà lo fà marginalmente arrivando nel finale, poi, a fare qualcosa che non mi aspettavo; ma che non saprei neanche se giudicare positivamente o negativamente. Gli ultimi minuti, invece, riprendono l’idea base. come inquadrature e scene, invece, si parla senza dubbio di un buon lavoro. Ci sono un paio di scene ‘duplici’ che giocano con quello che lo spettatore sà, anche se non si vede a schermo, che in particolare mi sono piaciute molto e sono sincronizzate anche bene con l’audio. La verità però è che se lo si guarda superficialmente lo si trova probabilmente più divertente che se lo si studia di più e lo si guarda approfonditamente, dipende un pò da quello che si cerca.

Hanne Hatawey non è la mia attrice preferita. Non mi dice un granchè in realtà, anche nelle fasi più salienti del film è…un pò mediocre. Non sembra una alcoolizzata, non sembra una persona che soffre o meno, le riesce solo la perfettina e la tipa decisa.
Jason Sudeikis è Oscar. Un personaggio difficile da interpretare, forse troppo per lui che gli dà un pò poca espressività alla fine.

Gli effetti sono incredibilmente buoni. Mostri giganti di notte, sì, così è più facile mascherare le imprefezioni grafiche con tutto quel nero e quel blu; ma il risultato è eccellente. La trama non ruota attorno alle creature; ma le mostra abbastanza e, quando lo fà, sono ben fatte, si muovono bene, sono paicevolissime e anche un pò “fighe”.

La musica non è il pezzo forte del film, è abbastanza non interessante, in sordina, in secondo piano, un’elemento perlopiù marginale e che tale rimane fino alla fine.

Sebbene dalla recensione non sambri io ho gradito molto questo Colossal e lo consiglio a tutti. Ha più piano di interpretazione e tutti interessanti ed è esposto in un modo che si segue con leggerezza e in modo piacevole.

The evil within

Ma che bell'uomo

Bel titolo, pare sia uguale ad un videogame del quale, però, non sò assolutamente niente. Dubito invece che la trama sia quella di un videogame qualsiasi perchè decisamente non mi pare adattabile, poi magari sbaglio! La locandina non è accattivante, anzi, sembra quasi una robetta da poco; ma non è questo che mi ha fermato dal vedermi anche questo ennesimo horror.

Dennis è un handicappato, senza “se” e senza “ma”. E’ adulto; ma non è normale, ha tutte le pose e il modo di parlare tipici di chi, purtroppo, ha questa sfortuna, un pò anche l’ingenuità fanciullesca classica. Vive col fratello che si prende generosamente cura di lui. Dennis però ha anche altri problemi. Si sogna posti che non esistono, situazioni angoscianti dalle quali non può uscire, si sogna di sognare e assiste immobile a se stesso come se ne fosse al di fuori. E’ un tipo di sogno che capita di fare; ma lui ci si angoscia e c’è un perchè. Parte di quei sogni si realizzano con un mobile che suo fratello gli compra. L’uomo vuole sistemare la casa e affittarla per un pò su pressioni della sua ragazza che vorrebbe sposarlo; ma a patto che si liberi del fratello almeno per un pò perchè lei non riesce a conviverci bene. Dennis subisce passivamente questa situazione complicata e non può fare molto; ma dentro di se cova questa creatura da incubo che si manifesta nel nuovo specchio che ha in camera e gli parla. Iniziano lunghe discussioni tra lui e lo specchio il quale poi, come un demone, gli promette di guarirlo dalla sua malattia in cambio di doni. Non vuole reali tributi; ma vuole che il poveretto facciano cose che gli servano ad elevarsi nell’animo e a diventare qualcosa di superiore che quindi guarirà. Dennis comincia a compiere gesti sempre più terribili mentre si perde nella follia partorita dalla sua mente…o forse è tutto vero? Suo fratello stesso si trova sempre più in difficoltà e in parte alienato; ma l’espandersi della vicenda la porterà ad esplodere in tutto il suo orrore.

Non voglio dire che mi spello le mani; ma questo film mi è piaciuto tanto. No, non è un capolavoro; ma è molto intenso. Non è neanche così horrorifico, potrei quasi dire che, forse, è più un thriller psicologico. La storia è semplice, tutta la trama si riassumerebbe in due righe; ma lo sviluppo è incredibile. Tutto comincia con un flashback delirante in un luna park surreale con un bambino troppo impomatato e una madre troppo algida e di lì in poi continua in un crescendo. I viaggi onirici che divengono sempre meno distinguibili dalla realtà, i sogni a matrioska dentro i quali anche lo spettatore si perde, il mescolarsi di quello che accade davvero con altri media come la tv. L’orrore di questa trama si genera nel dolore, nella disperazione, nella paranoia in una mente malata che, in risposta, genera un mostro terribile. Ma questo mostro è un vero e proprio antagonista, forse, manipolatore, terribile. Spesso a schermo non vediamo le situazioni per come sono andate veramente; ma per come le vede la mente ormai compromessa del protagonista e questo dà adito a scene surreali, quasi soprannaturali. La regia qui è splendida. Molti, moltissimi accorgimenti portano la dualità in scena, la metafisicità, la metafora. Non voglio dire che ogni inquadratura sia un quadro; ma penso che tre quarti delle scene lo siano. La camera gioca anche con la mente dello spettatore, non solo con la storia e ti porta in viaggi lontani con trucchetti abili senza neanche che tu te ne renda conto. Non percepisci la ‘pesantezza’ del narrato, che pure c’è, anzi a tratti può sembrare invece qualcosa di noioso perchè troppo banale o surreale; ma difficile? No e anche questo è un gran pregio. Il finale è comprensibilissimo (come tutto il film in realtà, secondo me) e un pò duro; ma direi che ci stà con tutto il resto.

Frederick Koehler interpreta Dennis e possiamo pure dire che interpreta tutto il film. Bravissimo! Reappresenta l’autismo come se fosse davvero malato, il modo in cui parla ti mette in difficoltà ad ascoltarlo da quanto è realistico e poi ha questi cambi, completi, repentini dove forse porta con se un ruolo più facile da interpretare; ma dove un’occhiata ti dice subito tutto. Eccellente!

Gli effetti speciali non sono fatti magistralmente. Non sempre almeno. Alcune cose sono palesemente false, eppure le accetti facilmente perchè fanno parte dell’ambientazione delirante che stai vedendo. C’è una scena gore che è particolarmente inquietante e improbabile al tempo stesso; ma ci sono un paio di scene sul tema “persone-ragno” che è uno dei tormentoni e che sono inquietantissime da quanto sono fatte bene almeno come concept. Una delle scene iniziali, quella della cerniera, mi è sembrata invece anche ben costruita e inquietante. Il ‘mostro’ è la cosa meno curata di tutte, sembra una persona normale con un pò di trucco; ma credo sia voluto.

La colonna sonora è un pochino disturbante, come tutto il resto in effetti. forse è la cosa che mi ha colpito di meno, anche perchè non ho un buon orecchio; ma non è neanche quel disturbante di “fastidio”; ma di “angoscia” che quindi sposa col resto.

A sorpresa, per me almeno, questo film è qualcosa di eccellente, tanto che prima o poi me lo rivedrò

Night of the wolf

Rossame

Io ho una certa passione per i lupi mannari. Mi piacciono molto i film di zombie; ma non mi piace particolarmente lo zombie come mostro. Mi piacciono però i lupi mannari come mostro, da sempre. Mi piacciono i lupi in primis quindi è una specie di ponte d’unione tra le due code. Questo film mi ha attratto proprio perchè non ci và sottile nello specificare di cosa parli, anche se il titolo completo è più bello dato che si chiama “Late Phases” che è più ‘romantico’ se vogliamo.

Tutta la storia ruota attorno ad Ambrose, un vecchio veterano di guerra divenuto cieco per una ferita riportata durante la stessa. Il figlio lo porta a vivere in una specie di cittadina per anziani. Ogni vecchietto ha la sua villetta lì e può stare lì aspettando in pace di morire praticamente. Questo posto però è molto bello e confina con un bosco…è talmente bello che, subito la prima notte, un lupo mannaro gli squarta la vicina ed entra anche in casa sua cercando di ucciderlo, solo l’intervento del cane per ciechi salva l’uomo da una fine orribile; ma lo mette anche nella difficile situazione di essere parte di un evento impossibile e che non ha neanche visto, in quanto cieco. Quindi che fà? Si prepara. Trae le sue conclusioni, indaga, conosce il vicinato. E’ un uomo burbero e con idee un pò difficili, quindi non starà simpatico a tutti; ma avrà diversi incontri-scontri con gli altri protagonisti del luogo e la possibilità di fare lunghe chiacchierate filosofiche col prete. Dopo questa lunga e logorante preparazione puoi arrivare a scoprire che, effettivamente tutto si consumerà con una prodigiosa battaglia finale fra il vecchio veterano e la creatura affamata in un incontro che non mancherà di sorprendere.

Sebbene possa sembrare un pò trash…questo film non lo è. L’immagine iniziale che dà non è buona perchè non lesina sul mostrarti il licantropo da subito e questo è un costumone abbastanza brutto che ricorda “Frankye” di Donnie Darko. Invece da lì inizia il vero film. Il personaggio del protagonista è semplicemente fantastico. Eastwoodiano quanto serve con sprazzi di “furia cieca” odioso e tutto d’un pezzo; ma in realtà dalla parte della ragione. L’ambiente che lo circonda è ostile su vari piani e tu stesso ti senti calato nell’odiare tutto e tutti proprio come Ambrose e questo è un gran merito. Lo sviluppo della trama è interessantee un minimo meno banale del previsto. La battaglia finale è bella anche se il nostro eroe certe volte è davvero un pò troppo forte per essere un vecchio cieco; ma nonostante questo il film si gusta proprio tanto.

Nick Damici è il protagonista. E’ un tipo tutto d’un pezzo. Ha le sue espressioni arcigne, carisma da vendere, cominci ad amarlo da subito.
Tom Noonan è il prete del paese e c’è da dire che è interessante. Regge bene diverse scene di dialogo e scade solo probabilmente nella sua scena finale.

Gli effetti non sono eccelsi, tocca dirlo; ma se sono ‘poveri’ come tecnica sono molto buoni come idea. Il mostro, l’abbiamo detto, è pupazzoso eppure la trasformazione è molto dettagliata e ben fatta, l’idea molto interessante (non nuova eh; ma insomma) e il modo in cui è resa mi è piaciuta un sacco. Tra l’altro la cura nei dettagli si nota anche da come riesci a riconoscere chi sia il licantropo da dettagli fisici comuni e non vi dico di più per non spoilerare cose che ho trovato fighe!

Musicalmente non sono rimasto così colpito, non c’è niente che mi ricordi bene nonostante l’abbia appena finito di vedere quindi presumo fosse abbastanza blando.

E’ un bel film! Certo gli effetti speciali non sono al top e il protagonista è un pò troppo forte in alcune scene; ma per il resto vale davvero la pena!